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Umberto Guidoni

Astronauta - Scrittore - Divulgatore

12

gen

2018

Nuove scoperte sui ghiacci di Marte

Potrebbe essere l’elemento chiave per l’esplorazione umana del pianeta rosso

Che ci siano depositi di ghiaccio su Marte non è certo una novità. Fin dal secolo scorso, grazie alle osservazioni dei primi grandi telescopi moderni, erano note le calotte di acqua e di anidride carbonica ghiacciata presenti ai poli del pianeta.

Calotte ghiacciate al polo sud di Marte

07

gen

2018

Un saluto a John Young, pioniere dello spazio

Scompare una delle figure mitiche dell'esplorazione umana dello spazio

John Young è morto venerdì scorso, a seguito delle complicazioni dovute ad una polmonite. Aveva 87 anni, di cui quasi la metà passati alla NASA, dove ha avuto una carriera leggendaria che ha attraversato tre generazioni di veicoli spaziali.

 

Io l’ho conosciuto a Houston, a metà degli anni 90 mentre ero in addestramento per il mio primo volo nello spazio. A prima vista un po’ scorbutico e poco incline a parlare dei suoi trascorsi nello spazio, era molto competente ed efficace su tutti gli aspetti tecnici e i suoi briefing sulla sicurezza erano sempre molto seguiti da tutto il corpo degli astronauti. Ricordo un party natalizio dove lo incontrai, insieme alla moglie, che mi sussurrò di non parlargli della Luna e della sua impresa come comandante dell’Apollo XVI.  

Di missioni spaziali, Young era davvero un veterano. Selezionato nel 1962 - insieme a Neil Armstrong e Jim Lovell - con il secondo gruppo di astronauti della NASA, ha partecipato a due missioni Gemini, due missioni Apollo e due missioni dello Space Shuttle. 
 
A proposito di missioni lunari ha un curriculum unico: è stato uno dei soli tre astronauti che ha avuto la possibilità di raggiungere due volte la Luna e la nona persona a calpestare la superficie lunare. Con la missione Apollo X, che era la prova generale per il primo atterraggio lunare, Young è stato il primo a orbitare attorno alla Luna da solo. Rimase a bordo del modulo di comando "Charlie Brown" mentre i suoi compagni di equipaggio, Thomas Stafford ed Eugene Cernan, scendevano con "Snoopy", il modulo lunare (Lunar Excursion Module - LEM), fino a14 km dalla superficie lunare.
 
 
 
L’opportunità di camminare sulla Luna arrivò qualche anno dopo, nell'aprile del 1972, come comandante dell'Apollo XVI, il penultimo atterraggio lunare. John Young e Charles Duke fecero allunare il  modulo "Orion" sugli altopiani di Cartesio dove rimasero quasi tre giorni. Durante la loro prima passeggiata sulla superficie lunare ricevettero la notizia che il Congresso degli Stati Uniti aveva approvato il finanziamento per lo sviluppo del nuovo veicolo americano: lo Space Shuttle.
 
E Young fu protagonista anche di questa nuova fase. Nove anni dopo, comandò  il “Columbia” nel suo volo inaugurale che cambiò il modo di viaggiare nello spazio.  La missione,  con il primo veicolo spaziale riutilizzabile (STS -1), fu effettuato senza un precedente volo automatico, «una scelta molto audace», secondo le parole di Young «ma si è dimostrata la migliore macchina volante del mondo». 
 
 
Dopo il suo secondo volo con il “Columbia”, nel 1983 - la sua ultima impresa spaziale - Young divenne assistente speciale del Direttore del Johnson Space Center, incaricato degli aspetti  ingegneristici e della sicurezza fino al 1996, quando fu nominato direttore per gli affari tecnici, una posizione che ha ricoperto fino al suo ritiro dalla NASA, il 31 dicembre del 2004. 
 
John Young ci ha lasciato definitivamente.  Con la sua scomparsa, il mondo ha perso uno dei pionieri che ha aperto all’umanità  la via dello spazio. 
 
GODSPEED John!
 
 
Pubblicato sul Blog dell'AGI (Agenzia Giornalistica Italia) nella sezione SPAZIO:
 

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