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Umberto Guidoni

Astronauta - Scrittore - Divulgatore

11

nov

2017

Prove tecniche per difendersi dagli asteroidi

Un test per imparare a fronteggiare un imminente impatto con un oggetto proveniente dallo spazio

Nello spazio profondo, oltre l’orbita della Luna, ci sono migliaia di oggetti che vengono genericamente classificati come NEO (dalla definizione inglese di Near-Earth Object). Per lo più si tratta di asteroidi rocciosi, le cui dimensioni possono variare da centinaia di metri a diversi chilometri e possono rappresentare un pericolo per la Terra.

Immagine artistica del passaggio ravvicinato dell'asteroide 2012 TC4

05

lug

2015

Un problema tecnico sospende le operazioni scientifiche di New Horizons

Interrotte temporaneamente le comunicazioni con la sonda diretta verso Plutone

A 10 giorni dallo storico incontro con Plutone, la sonda della NASA ha interrotto ogni operazione scientifica. Sabato, gli ingegneri del centro di controllo New Horizons in Maryland hanno perso il contatto per quasi un'ora e mezza e sono riusciti a ripristinarli solo grazie alle potenti antenne del Deep Space Network della NASA.

 
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Durante questo tempo il computer di bordo è intervenuto, comandando New Horizons in “modalità provvisoria” e utilizzando il sistema di backup per ri-inizializzare le comunicazioni con la Terra. In questo modo è stato possibile trasmettere i dati vitali della sonda, per aiutare gli ingegneri a diagnosticare il problema. 
New Horizons è in rotta per il “flyby” con Plutone e raggiungerà il punto più vicino (circa 12.000 km dalla superficie) il prossimo 14 luglio.  Attualmente si trova a circa 5 miliardi di chilometri dalla Terra; una distanza che le onde radio percorrono in  quattro ore e mezzo. Quindi, ci vogliono almeno nove ore solo per trasmettere un messaggio verso la sonda e attendere la sua risposta sulla Terra. Anche per questo, la NASA ha anticipato che il pieno recupero della sonda potrebbe richiedere qualche giorno. 
Proprio a causa del ritardo, New Horizons dovrà gestire in completa autonomia la fase del “flyby”, con manovre che la porteranno a puntare i sensori verso Plutone, la sua luna Caronte e gli altri quattro satelliti naturali. I comandi per la sequenza finale sono già stati caricati nel computer di bordo e non ci resta che aspettare, augurandoci che tutto sia a posto quando la sonda passerà “nei paraggi” di Plutone e potrà riprendere immagini ancor più spettacolari del mondo più remoto del nostro sistema solare.
 

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