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Umberto Guidoni

Astronauta - Scrittore - Divulgatore

09

giu

2018

Curiosity non ha trovato segni di vita aliena ma siamo molto vicini

La sonda ha però individuato molecole organiche che sono i mattoni fondamentali della vita

L’annuncio che la sonda Curiosity avrebbe trovato tracce di vita su Marte ha fatto il giro del mondo. Tuttavia, la notizia è stata ridimensionata proprio dagli astrobiologi che lavorano sui dati della sonda che hanno precisato che, in realtà, la sonda ha individuato molecole organiche nelle rocce del pianeta rosso e ha evidenziato un ciclo stagionale nella concentrazione del metano atmosferico, il che farebbe pensare a un’origine biologica.

Illustrazione artistica di Curiosity su Marte

22

mar

2018

Tiangong-1 sta per cadere sulla Terra

Il Palazzo Celeste cinese potrebbe fare il suo rientro in atmosfera alla fine di marzo

Lanciata nel 2011, orbita a circa 350 chilometri d’altezza, leggermente più in basso della Stazione Spaziale Internazionale, che si trova a 400 chilometri. Due pannelli solari alimentano la prima stazione spaziale cinese, che pesa poco più di 8 tonnellate, è lunga una decina di metri ed è composta da un ambiente per gli astronauti e da un modulo di servizio che contiene i serbatoi di propellente e i motori.

 
La vita operativa della Tiangong-1 era di circa due anni e, in questo lasso di tempo, si sono succedute alcune missioni, sia automatiche che con equipaggio. Per primo è arrivato un veicolo automatico di rifornimento (Shenzhou 8), seguito dalla capsula Shenzhou 9, attraccata nel 2012, con un equipaggio di tre persone che comprendeva anche la prima donna cinese nello spazio. Una seconda missione con equipaggio – la Shenzhou 10 – ha avuto luogo l’anno successivo.
 
Dopo quest’ultima, la stazione Tiangong-1 è rimasta deserta anche se gli esperimenti a bordo hanno continuato a funzionare e i dati raccolti hanno permesso di monitorare le condizioni  degli oceani e delle aree verdi del pianeta, contribuendo anche a definire le zone più colpite durante l'alluvione della città cinese di Yuyao.
 
Ma anche quest’attività di monitoraggio è cessata verso la fine del 2016, quando l’agenzia spaziale cinese ha messo in orbita la sua seconda stazione spaziale, la Tiangong-2 , progettata per mettere a punto nuove tecnologie spaziali, tra cui il rifornimento automatico di propellente.
 
Da allora il destino della Tiangong-1  è apparso quanto mai incerto e si sono rincorse voci di una sua possibile caduta sulla Terra. Recentemente, c’è stata una sorta di conferma da parte dell'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari dello Spazio Esterno (UN Office of Outer Space UNOOSA) che ha riportato una notifica da parte della Cina sul futuro rientro della Tiangong-1.  Al momento, però, non è ancora chiaro quando la stazione spaziale tornerà a terra né se i cinesi avranno il pieno controllo della traiettoria di rientro. 
 
Non è la prima volta che un oggetto di  dimensioni ragguardevoli precipita sulla Terra; ad esempio la Mir russa è rientrata in modo controllato, distruggendosi all’impatto con l’atmosfera  terrestre. Ancora prima c’era stato il caso dello Skylab americano che aveva compiuto un rientro incontrollato nel 1979, con alcuni pezzi che erano caduti in una zona poco popolate dell'Australia.
 
Il controllo dei dati orbitali mostra che la Tiangong-1 sta lentamente calando di quota e si trova attualmente a circa 300 chilometri (50 km più in basso dell’orbita iniziale). Secondo i tecnici occidentali, la stazione cinese potrebbe rientrare sulla Terra tra la fine di marzo e la prima settimana di aprile, anche se nessuno è in grado di fornire una data definitiva e, ancor meno, di prevedere dove potrebbe avvenire l’eventuale impatto.
 
 
 
In caso di una caduta non controllata, c'è la possibilità che qualche detrito della Tiangong-1 possa sopravvivere al rientro in atmosfera e colpire il terreno. L'orbita della stazione spaziale cinese passa sopra la maggior parte delle terre emerse, con l'esclusione delle latitudini vicine alle regioni polari. 
 
Tuttavia, non c’è ragione di preoccuparsi:  due terzi del pianeta sono coperti dall'acqua, e la probabilità di un impatto in un'area popolata è davvero molto bassa...
 
Pubblicato sul Blog dell'AGI (Agenzia Giornalistica Italia) nella sezione SPAZIO:
 

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