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Umberto Guidoni

Astronauta - Scrittore - Divulgatore

11

nov

2017

Prove tecniche per difendersi dagli asteroidi

Un test per imparare a fronteggiare un imminente impatto con un oggetto proveniente dallo spazio

Nello spazio profondo, oltre l’orbita della Luna, ci sono migliaia di oggetti che vengono genericamente classificati come NEO (dalla definizione inglese di Near-Earth Object). Per lo più si tratta di asteroidi rocciosi, le cui dimensioni possono variare da centinaia di metri a diversi chilometri e possono rappresentare un pericolo per la Terra.

Immagine artistica del passaggio ravvicinato dell'asteroide 2012 TC4

01

set

2016

Proxima b: così vicino, così lontano

Un mondo forse alla portata della specie umana

Gli astronomi dell’ESO (European Southern Observatory), l'Osservatorio Europeo in Cile, hanno scoperto un pianeta intorno a Proxima Centauri, la stella più vicina al nostro Sole. Benché si trovi a poco più di 4 anni luce dalla Terra, il nuovo pianeta “Proxima b” è invisibile anche ai più potenti telescopi ma è stato individuato grazie agli impercettibili spostamenti della propria stella, causati dal suo moto orbitale. Gli scienziati hanno calcolato che è appena più grande della Terra e si trova a soli 7 milioni di km dal suo astro. E’ estremamente vicino, 20 volte più vicino del nostro pianeta dal Sole, ma il fatto che Proxima Centauri sia una nana rossa - cioè una stella decine di volte più piccola e più fredda del nostro astro - fa ritenere che la superficie del pianeta si trovi a temperature in cui l’acqua può essere allo stato liquido. Insomma, almeno in teoria, questo mondo roccioso potrebbe avere condizioni adatte alla vita.

Questo è quello che si può trovare su quasi tutti i quotidiani, ma c’è una riflessione da fare sul significato dei termini usati dagli scienziati e quelli riportati dai mezzi di comunicazione. Quando si usa il termine “simile alla Terra” o “terrestre” si intende un pianeta roccioso, composto principalmente da silicati e metalli che si differenziano tra un nucleo di metallo, un mantello di silicati e una crosta. Questa definizione vale per tutti i pianeti del sistema solare interno, (Mercurio, Venere Terra e Marte) ed è spesso usato per i pianeti extrasolari. 
 
E’ certamente un elemento importante visto che, tra gli oltre 3.000 esopianeti finora confermati, solo una esigua minoranza sono rocciosi mentre la stragrande maggioranza sono giganti gassosi. Non significa, però, che il pianeta sia abitabile come la nostra Terra. Essere “simile alla Terra” non implica, almeno non automaticamente, che il pianeta abbia un'atmosfera adatta o un clima abbastanza caldo per sostenere l'esistenza di acqua liquida o di vita microbica sulla sua superficie.
 
In quest’ultimo caso si parla in genere di pianeta "abitabile", un termine da prendere con le molle parlando di esopianeti. Quando gli scienziati associano questa parola ai pianeti extra-solari come Proxima b, Gliese 667 Cc, Kepler-452b, si riferiscono al fatto che si trovano all'interno della cosiddetta "zona abitabile": ovvero una regione attorno ad una stella dove l’energia dell’astro riscalda la superficie del pianeta a temperature (0 - 100 °C) che permettono l’esistenza di acqua allo stato liquido. 
 
Per i pianeti che orbitano troppo vicini alla loro stella, il calore intenso scinde l’acqua superficiale in idrogeno e ossigeno, con il gas più volatile che si disperde nello spazio mentre l’ossigeno si unisce con il carbonio per formare CO2. Questo è ciò che è successo su Venere, dove spesse nubi di anidride carbonica hanno innescato un effetto serra incontrollato che ha trasformato questo mondo in un ambiente infernale, con temperature così elevate da fondere il piombo, pressioni atmosferiche che schiaccerebbero un essere umano e piogge corrosive di acido solforico.
 
Anche se un pianeta è alla temperatura giusta per avere acqua in superficie, questo non basta a garantire la presenza di vita. E’ il caso di Marte, un pianeta che aveva condizioni adatte alla vita, ma è diventato un mondo sterile a causa delle radiazioni. Marte è marginalmente all'interno della zona abitabile del nostro Sole (dal lato più freddo) e si ritiene che in passato abbia avuto un'atmosfera e acqua liquida sulla sua superficie. Oggi, però, la pressione atmosferica su Marte è solo l'1% di quella terrestre e la superficie è asciutta, fredda e quasi certamente priva di vita.
 
Marte ha perso il suo campo magnetico circa 4 miliardi di anni fa e ciò ha aperto la strada al vento solare che ha strappato gradualmente l’atmosfera marziana nel corso dei successivi 500 milioni di anni. Quel poco di atmosfera rimasta non è sufficiente a trattenere il calore né l’acqua di superficie. Senza la protezione dei campi magnetici (magnetosfere), inoltre, i pianeti ricevono un intenso flusso di radiazioni. Sulla superficie di Marte, la dose media è di circa 0,67 millisievert (mSv) al giorno: in una settimana la radiazione annuale sulla Terra.
 
Ci sono innumerevoli altri fattori (stabilità della stella, parametri orbitali, effetti di marea) che rendono difficile definire esattamente il significato di “simile alla Terra” e, ancor più prudente dovrebbe essere l’uso del termine "abitabile", da utilizzare sempre con l’avverbio "potenzialmente": essere nella zona abitabile significa che c'è il potenziale per la vita ma non comporta necessariamente che la vita ha potuto svilupparsi né, tantomeno, che gli esseri umani potranno viverci, in un futuro più o meno lontano.
 
 
Detto ciò non posso non sottolineare l’aspetto affascinante della scoperta di Proxima b: per la prima volta, abbiamo a che fare con un mondo che, almeno in linea di principio, è alla portata della specie umana. Potremo mai raggiungerlo? Con gli attuali veicoli spaziali, il viaggio richiederebbe migliaia di anni; una “missione impossibile” per gli astronauti. 
 
C’è qualche speranza, invece, per i robot. Lo scorso mese di aprile, è stato annunciato il progetto «Breakthrough Starshot» (con il contributo Sthephen Hawkings e altri scienziati) un investimento di 100 milioni di dollari per inviare sonde automatiche verso il sistema Alfa Centauri, lo stesso cui appartiene anche Proxima. Secondo i tecnici, tra qualche decennio saranno disponibili sonde appena più grandi di un francobollo e dotate di grandi vele ultra-leggere. Grazie ad esse e alla spinta di potenti laser dalla Terra, flottiglie di nano-robot potranno raggiungere velocità enormi (20% di quella della luce) e arrivare su Proxima Centauri in meno di vent’anni.  
 
 

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