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Umberto Guidoni

Astronauta - Scrittore - Divulgatore

28

giu

2017

Nessuna rivelazione della NASA sugli UFO

Dopo l’annuncio di Anonymous, la smentita dell’ente spaziale americano

Basandosi sulle notizie che circolano su internet, periodicamente si sente parlare di “annunci sensazionali” sugli alieni o sugli UFO da parte della NASA oppure, con la stessa enfasi, che l’ente spaziale stia nascondendo le prove su questi "fatti".

31

ott

2016

Marte è una severa maestra

Le foto di MRO danno conferma dello schianto di Schiaparelli

Grazie al teleobiettivo della fotocamera del Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA è stato possibile ottenere un’immagine ad alta risoluzione (1 metro) dell’area dove si è schiantato, ad altre 300 km/h, il lander Schiaparelli dell’ESA.

Nell’immagine ingrandita si vede il cratere di circa mezzo metro scavato dall'impatto e un arco lungo scuro a destra del cratere, che potrebbe essere stato creato da un pezzo della sonda scagliato via quando il serbatoio di propellente è esploso. Altri pezzi del lander sono visibili nella foto: a destra in alto, si può vedere il piccolo cratere scavato dall’urto dello scudo termico anteriore, mentre in basso a sinistra,  si intravedono il paracadute della navicella e il guscio posteriore. 
 
Eppure, tutto era cominciato bene e Schiaparelli, durante la sua discesa attraverso l'atmosfera marziana, aveva trasmesso al centro di controllo dell’ESA le informazioni sulla separazione dello scudo termico e l’apertura del paracadute. Sfortunatamente, il paracadute e il guscio posteriore sono stati espulsi anticipatamente e, subito dopo, c’è stata l’accensione prematura dei retrorazzi che, invece di rimanere accesi per i 30 secondi previsti, si sono spenti dopo soli 3 secondi. Non sappiamo ancora perché: potrebbe trattarsi di un errore di software o di una falsa misurazione dell’altimetro (forse accecato da una tempesta di sabbia) che hanno fatto credere al computer del lander di essere molto più vicino al terreno di quello che realmente fosse, causando l’attivazione anticipata della sequenza finale di atterraggio.
 
Una battuta d’arresto ma non un fallimento perché lo scopo di Schiaparelli era proprio quello di validare la tecnologia per atterrare sul pianeta rosso. L’analisi dei dati trasmessi prima dell’impatto potrà essere determinante per assicurare il successo della missione del 2020, che prevede l’atterraggio di una sonda molto più sofisticata (ExoMars Rover), destinata a muoversi sulla superficie di Marte e a scavare sotto la superficie, in cerca di forme di vita marziane.
 
Finora, atterrare su Marte non è stato facile. In tutto, 44 sonde di diversi paesi sono state inviate verso il pianeta rosso; di queste 15 hanno tentato di raggiungere la superficie ma soltanto 7 ci sono riuscite: Vikings 1 e 2, Mars Pathfinder, i rover Spirit e Opportunity, i rover Phoenix Lander e Curiosity. In realtà anche i russi sono riusciti ad “ammartare”, nel 1971, con Mars 3 che ha raggiunto la superficie ma ha smesso di funzionare dopo soli 20 secondi.
 
Il lander europeo va ad aggiungersi alla lista dei mancati “ammartaggi” e rafforza l’idea che “Marte è una severa maestra” (dal titolo di un romanzo di Robert Heinlein: The Moon is a harsh mistress) che ci costringe a sviluppare tecnologie sempre più avanzate per vincere la sfida di far arrivare i primi astronauti sul suolo marziano.

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