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Umberto Guidoni

Astronauta - Scrittore - Divulgatore

11

nov

2017

Prove tecniche per difendersi dagli asteroidi

Un test per imparare a fronteggiare un imminente impatto con un oggetto proveniente dallo spazio

Nello spazio profondo, oltre l’orbita della Luna, ci sono migliaia di oggetti che vengono genericamente classificati come NEO (dalla definizione inglese di Near-Earth Object). Per lo più si tratta di asteroidi rocciosi, le cui dimensioni possono variare da centinaia di metri a diversi chilometri e possono rappresentare un pericolo per la Terra.

Immagine artistica del passaggio ravvicinato dell'asteroide 2012 TC4

27

ott

2017

Lo spazio spiegato a mio figlio

Articolo apparso su Corriere Innovazione (26 ott 2017)

Mio figlio Luca è nato a Houston e ha vissuto lo spazio quasi come un’esperienza quotidiana. Il suo giocattolo preferito era un modellino dello Space Shuttle che scandiva il conteggio alla rovescia e si illuminava mentre riproduceva il rumore dell’accensione dei motori al momento del lancio. Nei suoi giochi, la navetta ritornava a terra quasi subito, dopo che lui gli aveva fatto fare qualche evoluzione in aria. Aveva 4 anni, quando ha assistito al lancio della mia prima missione dal centro di controllo del Kennedy Space Center, in Florida. Dopo che lo Shuttle Columbia era sparito oltre le nuvole, non voleva tornare a casa perché aspettava l’atterraggio, come faceva con il suo giocattolo.

Anche se immerso nel mondo tecnologico della NASA, mio figlio ha avuto le stesse curiosità dei suoi coetanei per i misteri dello spazio, le stesse emozioni davanti alla magnificenza del cielo stellato. Gli ho raccontato come l’umanità  abbia sempre contemplato la volta celeste. All’inizio con timore, poi con stupore e infine con il desiderio di comprendere la realtà che si celava dietro quei punti luminosi che, nella loro apparente immutabilità, sembravano trascendere la realtà terrestre. 
 
Religione, filosofia, scienza sono stati gli strumenti con cui abbiamo cercato le risposte; una ricerca che ha contribuito a cambiare la percezione stessa dello spazio.  Non più un cosmo immutabile e fisso, ma una realtà in perenne cambiamento, sede di fenomeni affascinanti e al tempo stesso inquietanti. Con l’aumentare delle conoscenze, abbiamo capito che la Terra non era il centro dell’Universo, che il Sole era una stella come tante e che le dimensioni dello spazio andavano ben oltre i confini del nostro sistema solare e molto al di là dei limiti della nostra Galassia. 
 
Man mano che si accumulavano nuove scoperte, cadevano in frantumi certezze che avevano resistito per secoli e, allo stesso tempo, si intravedevano orizzonti vasti e inesplorati.  Mentre si trovavano le risposte alle vecchie domande, nascevano nuovi quesiti e si aprivano campi di ricerca inimmaginabili solo pochi anni prima.  E’ una “caccia” che sembra non avere mai fine, che può apparire perfino frustrante, ma è la storia appassionante della scienza.
 
Anche se ci sono aspetti del cosmo di cui sappiamo ancora poco, siamo stati capaci di ricostruirne la storia e abbiamo trovato la risposta alla domanda che è alla base di tutte le altre: come si è formato l'Universo? 
Possiamo affermare che il tempo e lo spazio, la materia e l'energia hanno avuto origine da un punto con proprietà che riusciamo a malapena a comprendere; questo punto di singolarità si è prodotto circa 13,8 miliardi di anni fa e da allora ha cominciato ad espandersi, fino a diventare lo spazio immenso che osserviamo oggi. E’ il cosiddetto Big Bang, la teoria che è in grado di spiegare l'origine delle leggi della fisica, l’espansione sempre più rapida delle galassie e la composizione delle stelle.
 
Oggi sappiamo che le stelle sono gigantesche fornaci che producono luce e calore attraverso complesse reazioni nucleari. Non sono affatto immutabili ma nascono, si evolvono e infine muoiono, talvolta in modo tranquillo, altre volte in maniera burrascosa, con enormi esplosioni che creano i famosi Buchi Neri, capaci di produrre vere e proprie “crepe” nello spazio e nel tempo.  Dalle ceneri delle stelle, sono nati gli elementi che hanno dato origine ai pianeti, alle lune e, in ultima analisi, alla materia di cui siamo fatti tutti noi. 
 
Nell’ultimo secolo, poi, abbiamo messo a punto le tecnologie che ci hanno permesso di superare la gravità terrestre e di raggiungere lo spazio. Tutto è cominciato 60 anni fa, con una piccola luna costruito dall’uomo, un satellite artificiale chiamato Sputnik che girava, per la prima volta, intorno alla Terra.  Pochi anni dopo, Gagarin descriveva la bellezza del nostro pianeta dallo spazio e, dopo di lui,  Armstrong e Aldrin camminavano sulla superficie della Luna. Per decenni, abbiamo inviato robot sempre più sofisticati ad esplorare gli altri mondi del sistema solare. Grazie ad essi abbiamo imparato a conoscere l’inferno di Venere e la fredda bellezza di Plutone, gli spettacolari anelli di Saturno e le tremende tempeste di Giove. 
 
Abbiamo realizzato la Stazione Spaziale Internazionale, una base in orbita intorno alla Terra, dove astronauti di tutto il mondo vivono e lavorano nello spazio per molti mesi.  E’ il primo avamposto cosmico dell’umanità, il banco di prova per le tecnologie che ci permetteranno di spingerci oltre l’orbita terrestre.
 
 
 
Lo spazio è anche questo: l’ultima frontiera dell’esplorazione umana. Dopo aver percorso gli oceani della Terra, ci stiamo preparando ad affrontare gli enormi abissi di vuoto che ci separano dagli altri corpi celesti.  Si tratterà di un’impresa di una complessità mai affrontata prima, lontani dal proprio pianeta natale, separati da distanze talmente grandi che perfino le comunicazioni radio saranno quasi impossibili. 
 
La prossima meta dell’esplorazione umana dello spazio sarà sicuramente Marte, il pianeta così simile al nostro eppure così alieno, che ha sempre esercitato un fascino particolare sull’umanità.   Sulla sua superficie nascerà il primo insediamento su un altro mondo, la prima società multi-planetaria. Sarà solo il primo passo; dopo poche generazioni, saremo in grado di esplorare le lune ghiacciate di Giove e di Saturno e di spingerci fino agli estremi limiti del sistema solare. 
 
La generazione di Luca e quelle che seguiranno avranno una diversa percezione dello spazio, della sua infinita vastità, delle incredibili meraviglie e dei terribili pericoli che nasconde. Credo, però, che questa nuova consapevolezza  non intaccherà il fascino del cielo stellato e, al contrario, finirà addirittura per accrescerlo perché, per la prima volta, potranno pensare di raggiungere quei punti luminosi che erano sembrati inaccessibili ai nostri avi. 
 
 

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