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Umberto Guidoni

Astronauta - Scrittore - Divulgatore

28

nov

2017

Il primo visitatore dallo spazio interstellare

Si chiama ‘Oumuamua l'asteroide che ha attraversato il nostro Sistema Solare

Qualche settimana fa è stato segnalato il passaggio di un oggetto proveniente dallo spazio interstellare, quell’enorme oceano di vuoto che separa il nostro sole dagli altri astri. Da allora, ne sappiamo un po’ di più, a cominciare dal nome, ora ufficialmente ‘Oumuamua, che in hawaiano significa «messaggero da lontano che arriva per primo».

Rappresentazione artistica dell'asteroide ‘Oumuamua

31

mag

2017

La Tabby's Star colpisce ancora

E’ cominciata una nuova caccia alla stella forse più aliena osservata dal telescopio Kepler

Nel settembre del 2015, fece scalpore la notizia di strane e improvvise diminuzione della luce di una stella nota come KIC 8462852 e subito ribattezzata Tabby's Star, dal diminutivo della sua scopritrice, una ricercatrice dell’Università di Yale chiamata Tabetha Boyajian. Qualche giorno fa, dopo quasi due anni, c’è stato una nuova riduzione della sua luminosità che ha messo in allarme gli osservatori di tutto il mondo. E’ cominciata una nuova caccia, con la speranza di avere maggiori informazioni sul fenomeno.

 

Per capire meglio l’interesse per la “Tabby Star” è necessario ricordare la particolarità del telescopio spaziale Kepler. Lo strumento della NASA è stato progettato per rilevare pianeti intorno ad altre stelle e utilizza una tecnica nota come “metodo del transito”. La premessa è semplice: se un pianeta passa davanti al disco della stella, gli toglie un po’ di luce e gli strumenti dovrebbe rilevare un’impercettibile diminuzione nella sua luminosità. La registrazione della luce emessa dalla stella in funzione del tempo, nota anche come curva di luce, dovrebbe mostrare un minuscolo “avvallamento” da cui si possono ricavare informazioni importanti sul pianeta che l’ha originato: come dimensioni, forma e distanza dalla stella. 
 
Normalmente la forma è scontata perché, come sappiamo dal nostro sistema solare, i pianeti sono delle sfere più o meno perfette. Ma cosa dire se Kepler rileva qualcosa che non è rotondo? E’ proprio quanto è avvenuto con la “Tabby Star”. Non solo sono state registrate forme irregolari ma anche le variazioni di luminosità (del 15-20%) sono apparse enormemente più grandi di tutte quelle finora registrate. Va detto che Kepler ha osservato questa stella per quattro anni e possiamo escludere la possibilità di errori strumentali. 
I dati raccolti sono reali anche se finora non hanno trovato una spiegazione soddisfacente. Eppure non sono mancate le ipotesi per spiegare le stranezze della sua curva di luce. Una delle prime ha chiamato in causa uno sciame di comete, un’altra fa riferimento alla presenza di una fascia di polvere intorno alla stella e si è arrivati a pensare ad un pianeta “fagocitato” dall’astro, i cui resti si muovono su orbite molto eccentriche che, di tanto in tanto, passano davanti alla stella producendo gli improvvisi e violenti cambiamenti registrati dagli strumenti di Kepler.
 
Ecco perché l’annuncio che la luce della “Tabby Star” sta diminuendo di nuovo (finora del 2%)  ha riacceso immediatamente l’interesse della comunità scientifica. Questa volta, oltre a Kepler saranno utilizzati diversi telescopi a terra che potranno osservare i colori che compongono la luce proveniente da questa singolare stella. Gli astrofisici chiamano spettroscopia la tecnica di separare la luce in diverse bande di colore, proprio come accade con l’arcobaleno. Scomponendo la luce della stella potremo sapere, ad esempio, se c'è molta polvere perché bloccherà di più la luce blu di quella rossa. Se invece c’è gas in quella polvere, dovrebbe assorbire specifiche lunghezze d'onda (colori) che sono caratteristiche del tipo di gas. 
 
E’ assai probabile che un cumulo di comete o un altro fenomeno a noi sconosciuto siano alla base dello strano comportamento della “Tabby Star”. Ma non possiamo ignorare un’altra remota possibilità: che si tratti di una costruzione artificiale, forse  un mega-impianto realizzate per catturare l’energia della stella.  A soli 1.500 anni luce dalla Terra, potremmo avere trovato le prime tracce di alieni tecnologicamente avanzati o, magari, i resti di un’antica struttura di una civiltà extraterrestre ormai scomparsa. 
 
E’ un’ipotesi affascinante che fa correre un brivido lungo la schiena…

 

Articolo pubblicato sul Blog dell'AGI (Agenzia Giornalistica Italia) nella sezione SPAZIO:

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