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Umberto Guidoni

Astronauta - Scrittore - Divulgatore

15

set

2017

LA LEZIONE DI CASSINI

Come è cambiato la ricerca di vita extraterrestre nel nostro sistema solare

Mentre si avvicina “l’ultimo atto” della missione Cassini-Huygens, vale la pena di riflettere sull’eredità, sul patrimonio di conoscenze, che ha cambiato sensibilmente il modo di cercare forme di vita extraterrestri nel nostro sistema solare.

18

ott

2013

Gravity






Dall'articolo "Quel film senza gravità" pubblicato sull'Unità del 17 ott 2013



Non è facile fare un commento al film. Durante la proiezione ho avuto emozioni diverse e contrastanti. Da un lato non ho potuto fare a meno di pensare di trovarmi di fronte ad una storia di fantascienza dove l’attenzione per i dettagli aveva avuto la meglio sulla trama. Dall’altra ho avuta la sensazione di assistere ad un documentario in cui la descrizione della complessa realtà dello spazio veniva sacrificata alla necessità degli sceneggiatori di Hollywood.


  

E’ questa ambiguità che, secondo me, toglie forza e carattere ad un’opera che ha sicuramente il merito di far vivere al grande pubblico alcune delle emozioni finora riservate a pochi fortunati (poco più di cinquecento) che hanno avuto la possibilità di andare nello spazio e di provare l’esperienza dell’assenza di peso.

Già, assenza di peso e non di gravità come troppo spesso viene detto e scritto. Se non ci fosse la gravità lo Shuttle o la Stazione Spaziale Internazionale non rimarrebbero in orbita intorno alla Terra ma si allontanerebbero per sempre. E’ la gravità da una parte, e l’enorme velocità (28 mila km/ora) dall’altra, che trovano un delicato equilibrio, una condizione unica e irripetibile, che permette agli astronauti di fluttuare senza peso.

Il film riesce a simulare con grande efficacia la insolita condizione di “galleggiamento” che si prova nello spazio. Anche il magnifico scenario che si gode girando in orbita intorno alla Terra è ben riprodotto. Grazie ad un sapiente gioco di luci ed ombre, si  ha la sensazione di trovarsi davvero a 400 km di altezza, fuori dell’atmosfera terrestre. Un merito non da poco, che ha richiesto di padroneggiare complessi e costosi effetti speciali che, d’ora in poi, saranno d’obbligo in ogni film di ambientazione spaziale.

Ma qui finiscono le novità positive di questo film che, nonostante le buone intenzioni, ha finito per  puntare più sul pathos che sulla verosimiglianza. Non sto a svelare la trama del film per quelli che non l’hanno ancora visto; voglio concentrami, però, su alcuni aspetti che stonano con la cura e lo sforzo con cui il regista Cuarón, che ha pubblicamente espresso il suo “amore per lo spazio”, ha cercato di riprodurre le condizioni in cui si lavora in orbita.

Il primo riguarda l’immagine stessa degli astronauti come emerge dai primi minuti del film. Clooney è un po’ “cowboy” e un po’ “latin lover”. Va in giro con la Manned Maneuvering Unit (MMU) - un veicolo veramente utilizzato dalla NASA - ma usa il suo “scooter spaziale” per fare le “derapate” invece che per portare a termine il suo compito. Un altro membro dell’equipaggio, invece, gioca a “fare lo yo-yo” con il cavo che lo tiene agganciato allo Shuttle. L’unica che sembra lavorare davvero è Sandra Bullock che nel film è una specialista del carico scientifico e, quindi, non dovrebbe essere certificata per effettuare una passeggiata spaziale.

Il secondo ha a che fare con i dettagli che tolgono forza alla ricostruzione delle condizioni in orbita. In assenza di peso le lacrime non si staccano dagli occhi e non se ne vanno in giro per la cabina. Gli indumenti “succinti”, indossati dalla Bullock sotto la tuta EVA, stridono con la realtà della maglia termica, provvista di tubicini in cui scorre l’acqua, che serve a regolare la temperatura corporea rispetto alle escursioni termiche nello spazio.

Infine un commento sul fatto che i vari veicoli spaziali si trovano su orbite diverse e sono ben più lontani tra loro di quanto mostrato nel film.

In conclusione, direi che è difficile fare un film di fantascienza troppo contemporaneo, si rischia continuamente il confronto con la realtà. Forse sarebbe stato meglio un approccio più vicino a quello di Star Trek, dove i personaggi e le situazioni non devono essere verosimili ma servire per raccontare come potrebbe essere il futuro dell’umanità e, per certi versi, per aiutarci a sognare.

 

 

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