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Umberto Guidoni

Astronauta - Scrittore - Divulgatore

15

set

2017

LA LEZIONE DI CASSINI

Come è cambiato la ricerca di vita extraterrestre nel nostro sistema solare

Mentre si avvicina “l’ultimo atto” della missione Cassini-Huygens, vale la pena di riflettere sull’eredità, sul patrimonio di conoscenze, che ha cambiato sensibilmente il modo di cercare forme di vita extraterrestri nel nostro sistema solare.

28

gen

2016

30 anni fa la tragedia del Challenger

Un tributo agli uomini e donne che hanno perso la vita inseguendo un sogno

Il 28 gennaio 1986, lo Space Shuttle Challenger esplodeva sul cielo della Florida, poco più di un minuto dopo essersi staccato dalla rampa di lancio del Kennedy Space Center. Le immagini dell’incidente furono riprese in diretta dalle TV americane e fecero il giro del mondo: era la prima tragedia che colpiva il nuovo veicolo spaziale e, purtroppo, non sarebbe stata l’unica. Trent’anni dopo l’ente spaziale americano ricorda i sette membri dell’equipaggio del Challenger ma anche tutti gli altri viaggiatori del cosmo scomparsi dall’inizio dei voli spaziali.

L'equipaggio dello Space Shuttle Columbia

 
Benché avvenute nell'arco di 36 anni (tra il 1967 e il 2003), infatti, le tre tragedie della storia dell’esplorazione spaziale della NASA sono tutte concentrate negli ultimi giorni di Gennaio. Il primo è stato l’incendio  scoppiato il 27 gennaio 1967, mentre Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee stavano partecipando a un test del Modulo di Comando dell'Apollo 1. 
 
Il Challenger esplose appunto il 28 Gennaio 1986, uccidendo il comandante della missione "Dick" Scobee, il pilota Mike Smith e gli altri membri dell’equipaggio: Judith Resnik, Ron McNair, Ellison Onizuka  e Greg Jarvis. Insieme a loro c’era anche Christa McAuliffe che non era un astronauta di professione ma  era stata scelta come prima  insegnante del programma "Teacher in Space". Oggi sappiamo che il disastro fu causato da una perdita in una guarnizione (O-ring) del booster destro, uno dei due razzi a combustibile solido del primo stadio dello Space Shuttle. In quel caso il freddo aveva giocato un ruolo determinante causando l’indurimento del l'O-ring di gomma.
 
Il 1 febbraio 2003 ci fu l’incidente dello Shuttle Columbia, andato distrutto nella fase di rientro. Un pezzo di isolante, staccatasi dal serbatoio esterno durante il lancio avvenuto due settimane prima, aveva danneggiato una delle piastrelle dell’ala sinistra, compromettendo lo scudo termico che doveva protegge la navetta durante l’intenso riscaldamento prodotto dall’impatto con l'atmosfera terrestre. Nell’incidente perirono tutti i membri dell’equipaggio; il comandante della missione Rick Husband, il pilota William McCool e gli altri cinque astronauti:  Michael Anderson, David Brown, Kalpana Chawla e Laurel Clark e Ilan Ramon, quest’ultimo dell’Agenzia Spaziale di Israele.
 
Il ricordo degli astronauti cha hanno perso la vita svolgendo il loro lavoro di ricerca e di esplorazione ci ricorda, se mai ce ne fosse bisogno, di come avventurarsi dello spazio sia comunque un’attività rischiosa anche quando si mettono in campo  le migliori tecnologie.  E’ impossibile spingersi  oltre i limiti conosciuti senza mettere nel conto le possibilità di incidenti che, nei casi estremi, possono riguardare la vita stessa degli esploratori.  
 
Abbiamo scritto la nostra storia varcando i limiti che, di volta in volta, sembravano invalicabili ed è proprio questa volontà di affrontare l’ignoto che ci ha fatto evolvere.  Le nuove “Colonne d’Ercole” del terzo millennio saranno, senza dubbio, le enormi distanze di vuoto che dovremo superare per esplorare altri mondi.
 
Dobbiamo essere grati agli uomini e alle donne che, sacrificando la loro vita, ci hanno aperto  la “via delle stelle”.
 

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